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Fuori da contesto:

quando ho iniziato a scrivere questo libro avevo una sola traccia: il titolo. Mi era piaciuta la definizione di cimitero maghrebino fornitaci da una graziosa accompagnatrice durante un viaggio in Marocco compiuto con amici. Ho cercato di seguire le tracce lasciate nel mio immaginario dalla silenziosa melodia che circondava il giardino. Nel costruire le vicende dei miei personaggi ho inserito scampoli di ricordi di questo viaggio e ho fatto rivivere emozioni che avevo vissuto in una successiva visita in Israele. Il testo è fluito con sufficiente scorrevolezza fino al momento di concludere il racconto. Ho considerato l’eventualità di consegnare un finale diverso alle vicende che ho narrato. Un epilogo che consentisse di restare in un registro mitico e surreale come lo era l’episodio portante del mio testo: la fuga dei cento da Masada. Ma alla fine è prevalso in me il desiderio di restituire ai miei quattro giovani protagonisti l’oggettiva interpretazione degli avvenimenti che stavano vivendo. Ho pensato che almeno a loro, soggetti costretti ad agire nel proprio limitato contesto, fosse concessa la possibilità di appurare la verità dei fatti generati dalla mia fantasia. Una rivalsa nei confronti di coloro che, fuori da tale contesto, nella realtà e in tutti i campi, travisano gli accadimenti o si rendono complici nel sostenere fanfaluche talmente palesi da far arrossire dall’imbarazzo persino la Fatina dai Capelli Turchini, abituata alle vergognose menzogne di Pinocchio. Questo, ahimè, sembra essere il nuovo filone narrativo di cui son piene cronache e letteratura dei nostri giorni!

Mi auguro con tutto il cuore, caro Mattia che, quando sarai in età per affrontare questa lettura, fuori dal contesto della nostra epoca bugiarda, nella tua realtà, tu possa ancora andar fiero di abitare il nostro paese: Italia una, democratica e libertaria, verace e dotta, accogliente e fantasiosa, capace di ispirarsi alle sue antiche origini greche che facevano del “bello” l’obiettivo individuale e sociale dell’esistenza. Un’Italia che, grazie allo sforzo di tutti, avrà recuperato in pochi anni la sua dignità, pubblica e privata, la sua credibilità internazionale, il suo vero ruolo nel mondo e i suoi veri talenti narrativi!

Per concludere: le vicende attribuite a Lucio Flavio Silva e a Eleazar Ben Yair sono, ovviamente, non autentiche perché, là dove la storia non riesce a documentare completamente la verità, la fantasia, quella che vuole narrare per stupire e non mistificare per nascondere, corre veloce!

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